Falliti gli obiettivi, Tesoro una risorsa, non un problema

14.05.2015 14:34 di Marco Melcore   vedi letture
Fonte: Pianetalecce.it
Falliti gli obiettivi, Tesoro una risorsa, non un problema
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© foto di Giovanni Evangelista/TuttoLegaPro.com

Siamo solo agli albori della telenovela che probabilmente ci accompagnerà per tutta l’estate. Mentre i calciatori continuano a lavorare su precisi ordini della proprietà, la data di commiato è prevista per il 30 giugno, i Tesoro restano alla finestra, affascinati da quanti con pretese fantasiose parlano di soluzioni sull’acquisto del Lecce senza riuscire a dare seguito alle parole.

Probabilmente, Savino Tesoro parlerà nuovamente, dopo la famosa conferenza stampa di qualche mese fa, e sentiremo quali saranno i suoi propositi. Verrà meno alle dichiarazioni rese a Febbraio? In assenza di acquirenti deciderà di non far morire il calcio professionistico a Lecce iscrivendo comunque la squadra al campionato? Ricordiamo, a beneficio di chi l’avesse dimenticato, che nella conferenza stampa rilasciata alla chiusura del calciomercato Tesoro disse che il costo del Lecce è zero. Tutte le altre cifre che circolano e messe in giro ad arte non sono reali.

C’è tanta gente che pare lavorare per conto di Savino, tanti intermediari, soprattutto certa stampa, che ogni giorno esce con una news che narra di sceicchi innamorati del Salento, imprenditori pronti a svenarsi e cordate che sono in attesa che sia Tesoro a rivolgersi a loro, dimostrando senza neanche rendersene conto, che l’interesse spacciato per vero è soltanto un mezzo per essere intervistati da chi, da sempre, rema contro il Lecce.

Le parole “state sereni” dette senza dubbio in buona fede, accompagnano ogni uscita, ogni news, ogni commento scritto da chi sa. Ma poi sa veramente o destabilizza?

I Tesoro nell’annata del vero fallimento sportivo, quella cioè appena conclusasi, hanno le loro responsabilità, perché quando un obiettivo viene mancato in maniera così eclatante si è sbagliato qualcosa, anzi molto di più.

E’ stata nostra opinione, da sempre, che una figura con esperienza con la quale nei momenti topici era necessario confrontarsi per prendere le decisioni difficili fosse necessaria. Il presidente ha dichiarato in più di un’occasione che in caso di serie B avrebbe allargato l’organico dirigenziale anche ad altri ma che in Lega Pro non sarebbe stato necessario. Troppe spese, tutte di tasca, hanno mal consigliato Savino che già in altre esperienze si era scontrato con le difficoltà di gestione di spogliatoio in un campionato che toglie tanto e rende pochissimo, sia in termini economici che di visibilità. Siamo convinti, a maggior ragione dopo gli ultimi risultati e dopo il cambio di tre allenatori e la rivoluzione “di pancia” fatta a Gennaio, che proprio nelle sabbie mobili della Lega Pro fosse stato necessario avere una figura alla quale appoggiarsi, un dirigente che avrebbe messo a tacere i moralizzatori, una personalità riconosciuta nel mondo del calcio. In realtà i fatti hanno dimostrato  il contrario di quanto ha sempre pensato Savino Tesoro: in serie B è più facile e si può anche fare anche da soli, in Lega Pro no. Fermo restando che una figura all’interno della dirigenza non avrebbe certamente garantito la promozione ciò che fa riflettere è la campagna mediatica cattiva e personale messa in atto contro l’attuale proprietà, dimissionaria ricordiamolo.

Chi è in buona fede non può mettere in dubbio né le capacità finanziarie della famiglia di Spinazzola che i denari immessi da Savino nel Lecce: i conti sono facili per tutti e parliamo di costi di gestione. E’ bene ricordare che il primo anno Tesoro confermò in blocco un organico da serie A, dirigenti compresi, lo staff medico, trattenne tra i giocatori tutti coloro che vollero rimanere (Benassi ad esempio viene ancora pagato dal Lecce, si parla di 35.000 euro al mese) fece questo grande sacrificio economico convinto che avrebbe disputato soltanto un anno di Lega Pro. La stagione successiva fu costretto a ridimensionare drasticamente i costi, allestendo comunque una squadra competitiva che infatti sarebbe arrivata, come il primo anno, alla finale play off. Quella appena trascorsa avrebbe dovuto rappresentare il salto di qualità perché, concettualmente, il lavoro svolto da Antonio Tesoro era giusto. Confermare quasi tutto l’organico che così bene aveva fatto la stagione precedente, puntellandolo con i Carrozza, i Moscardelli, i Mannini ecc. dava le necessarie garanzie. Nulla di tutto quanto era stato pianificato si è poi verificato e tutti sappiamo com’è andata a finire. Una figura all’interno della società di piazza Mazzini avrebbe saputo gestire meglio alcune situazioni? Noi siamo convinti di si, ma la controprova non esiste.

Il Lecce è in vendita, nulla è cambiato, nessuno ad oggi è andato a bussare concretamente alle porte di Savino Tesoro e questo deve far riflettere soprattutto i detrattori, coloro che non vedono l’ora che gli attuali proprietari vadano via, coloro che scrivono “meglio ripartire dai dilettanti”. Savino Tesoro forse è l’ultimo dei Mohicani, l’ultimo mecenate che per passione aveva deciso di immettere capitali in una squadra di calcio, perché? Semplice, perché il calcio gli piace, gli piace Lecce e vivrà qui anche in futuro.

Ciò che non tutti hanno capito, perché ottenebrati da antipatie personali, è che i Tesoro per il nostro bellissimo lembo di terra lontano dal mondo, erano una garanzia, un’opportunità concreta, una speranza e una grande risorsa, non un problema.