Il Lecce gioca per un tempo: al ''Ceravolo'' ecco i fantasmi del passato

09.11.2015 16:29 di Marco Melcore   vedi letture
Il Lecce gioca per un tempo: al ''Ceravolo'' ecco i fantasmi del passato
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© foto di Giuseppe Celeste/Image Sport

Dopo quattro vittorie consecutive, inclusa anche la partita di Coppa Italia contro il Matera, il Lecce di Braglia affonda e regala al tecnico la sua prima sconfitta giallorossa. I salentini si bloccano e lo fanno nel peggiore dei modi, perdendo contro l'ultima in classifica, dopo aver concluso la prima frazione in vantaggio. Il Lecce delle ultime uscite ci aveva più o meno abituati a saper soffrire, regalando praticamente un tempo all'avversario. Ieri, come previsto, la seconda frazione è stata fatale, se poi concedi una rete dopo 40 secondi dall'inizio, il gioco è fatto. Nel primo tempo il Lecce è entrato affamato, ha saputo tenere il campo e non ha praticamente concesso nulla. La rete, arrivata grazie alla perla di Doumbia, ha confermato la superiorità ospite, superiorità tecnica, territoriale. Il Catanzaro, ultimo in classifica e con un recente cambio in panchina, non aveva nulla da perdere, ha saputo reagire e con semplice vivacità ha portato a casa i 3 punti. Tre punti insperati alla vigilia, soprattutto se arrivati contro una delle pretendenti alla promozione. La sconfitta forse ha punito troppo il Lecce, ma la costante fissa delle ultime partite ha palesemente evidenziato che qualcosa non va. Calo fisico? Prendere una rete dopo essersi riposati per 15 minuti negli spogliatoi non dovrebbe essere normale. Calo mentale? Sicuramente. La tecnica, il blasone, hanno portato il Lecce ha soffrire per tre anni di fila in Lega Pro, generando sempre obbiettivi mancati. Il tasso tecnico c'è, è evidente e ben venga, ma senza motivazioni è come se non ci fosse. La formazione calabrese è stata abile nel secondo tempo a sfruttare l'incapacità ospite nel proporre gioco, gioco quasi inesistente considerato il baricentro. Il calo è stato fatale, la squadra si è pericolosamente abbassata e, questa volta, non è bastato neanche il miglior Cosenza a fermare le incursioni avversarie. Ogni partita ha la sua storia, nasconde particolari retroscena e ieri ha pericolosamente rianimato sensazioni già vissute in passato. La speranza è quella di non commettere più passi falsi del genere, soprattutto in campi anonimi, con formazioni completamente rimaneggiate. A quota 15 punti era doveroso muovere ulteriormente la classifica, era doveroso portare a casa i tre punti dopo aver chiuso la prima metà in vantaggio. Bisogna ripartire dal momento SI di Doumbia, dalla voglia di Moscardelli, dalla consapevolezza che le partite durano 95 minuti e non un solo tempo. La vetta è distante sei punti, la capolista Casertana non è apparsa quella schiacciasassi che tutti temevano, anzi, ma il Lecce visto fino a questo momento è lontano anni luce dal ricoprire quel piazzamento in graduatoria. Magari i gol ritrovati di Curiale porteranno a risultati più soddisfacenti, magari se fosse entrata la rete di Carrozza la trasferta sarebbe stata meno amara, ma fatto sta che, per l'ennesima volta, il Lecce ha steccato dove non doveva farlo e, per l'ennesima volta, non ha dato la scossa al campionato. Domenica arriva il Cosenza quarto in classifica, reduce dal successo interno contro la Lupa C. e voglioso di ben figurare nella 'Tana dei Lupi'. Braglia avrà a disposizione una settimana per comprendere la debacle di ieri, la prima della sua avventura nel Salento, l'ennesima dell'era targata Lega Pro.